LA MIA ESPERIENZA AL MUSEO E RIFUGI SMI

Un museo tanto nascosto quanto particolare quello che ha aperto le sue porte nel 2012 lungo la via principale di Campo Tizzoro, nel comune di San Marcello Pistoiese (PT). Il sito museale, notevole esempio di archeologia industriale, si trova all’interno del vecchio stabilimento della SMI, Società Metallurgica Italiana, fondata dalla famiglia Orlando nel 1910, anno in cui il paese venne fondato ex novo col preciso scopo di industrializzare la zona. La SMI diede lavoro a ben 7000 persone, addette alla produzione di chiodi, spille da balia, posate, laminati e, soprattutto, allo scoppio della guerra in Libia, di proiettili. Con la Grande Guerra, la domanda di munizioni cresce: aumenta il numero dei lavoratori e con esso la necessità di costruire alloggi. Come si legge dallo straordinario e dettagliatissimo plastico interno al Museo, Campo Tizzoro si trasforma col tempo in un consistente paese-fabbrica con servizi decisamente all’avanguardia per l’epoca: energia elettrica e riscaldamento a gas nelle case, scuole, asili, mense, fattorie dalle quali proveniva ottima carne. Non mancava la chiesa, dedicata a Santa Barbara, e si istituirono il coro locale e una squadra sportiva. Vi erano addirittura palestra e solarium. Il paese-fabbrica  rappresenta un’efficace fusione tra lavoro e tenore di vita di ogni singolo dipendente: si pensi che i turni lavorativi avevano una durata di 8 ore e il sabato non si lavorava.

All’interno del Museo, grazie all’esaustiva visita guidata, è stato possibile ripercorrere l’incredibile vicenda di questo paesino e osservare da vicino il processo di produzione, grazie alla simulazione con macchinari tuttora funzionanti. Molto suggestiva la proiezione del video di “Luce” sulle industrie di Campo Tizzoro e di Fornaci di Barga (LU); inoltre, nelle sale espositive si possono ammirare reperti e oggetti davvero unici, oltre che curiosi: occasioni per chiarificare procedimenti e attività a noi lontani. Notevole la saletta che illustra la parte chimica del processo di lavorazione della polvere interna ai proiettili.

Ma ciò che di più affascinante ospita questo sito, sono le incredibili gallerie sotterranee che si estendono per un totale di ben circa 3 km (alte 3 metri e larghe 2,5 circa), tanto da essere annoverate come i rifugi antiaerei più estesi d’Europa. Esse, infatti, costruite tra il 1937 e il 1939, dovevano servire a proteggere i dipendenti della SMI e, più tardi, tutta la popolazione di Campo Tizzoro (per un totale di circa 20000 persone!), in caso di attacco aereo; attacco che, di fatto, non ci fu mai. Alle gallerie si accedeva tramite le 9 cosiddette ‘’ogive’’ a forma di proiettile, enormi strutture di cemento armato, all’epoca dipinte con colori tipici militari, distribuite nelle vie del paese e tutt’oggi visibili, attraverso le quali si raggiungevano le scale elicoidali che permettevano lo spostamento contemporaneo di numerosissime persone e dunque il raggiungimento delle gallerie, a 20-25 metri sottoterra, nell’arco di 3 minuti totali di evacuazione dal suono dell’allarme. All’ingresso suona forte il sollievo della dicitura ‘’SIATE CALMI, in queste scale avete già un riparo’’.

Le gallerie, dunque, dovevano ospitare migliaia di persone: per migliorare la loro temporanea convivenza, lungo i corridoi sono riportate una serie di scritte con ammonimenti e suggerimenti. Gli abitanti di Campo Tizzoro dovevano disporsi lungo le panche ai lati dei corridoi, rimanendo seduti (in piedi avrebbero consumato molta più aria!), obbedendo prontamente e con disciplina agli ordini dei capi. All’interno delle gallerie era vietato fumare, e assolutamente proibito sputare: questo gesto avrebbe comportato l’insorgere di batteri. Lungo i corridoi, era tutto organizzato per provvedere alle necessità dei rifugiati: la cappella, i bagni, i locali adibiti a bonifica, barelle, l’infermeria con posti letto e medicine, la sezione dei vigili del fuoco, oltre al pronto soccorso posto lungo le doppie scale elicoidali che scendono senza incontrarsi. Nella stanza adibita a primo soccorso, è interessante notare la presenza di una piccola gabbia per uccelli: la morte dell’animale significava mancanza di ossigeno.

Vale davvero la pena visitare questo posto, straordinario per la sua unicità: lungo gli umidi corridoi delle gallerie, il tempo sembra essersi fermato, tutto è rimasto com’è stato lasciato, l’atmosfera si fa estremamente suggestiva e sulla pelle si percepisce qualcosa di molto lontano, ma altrettanto reale.

 

Francesca Buonamici

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