Alle porte della ricerca

Che storia e archeologia siano due scienze che spesso sia siano trovate sui poli opposti dello stesso stadio è cosa più che nota (basta pensare all’ultima disposta, solo cronologica, tra Carandini e Ampolo). Ma forse il vero problema non è insito alle due discipline, quanto piuttosto ai loro “scienziati”. Non è questo il luogo per riaccendere questa avversione. Qui, nelle righe che seguono, piuttosto, troverete tematiche della ricerca.

Ceram, nel suo Romanzo dell’archeologia cita le parole che Layard riporta dal suo incontro con lo sceicco Abd-er-Rahman, riguardo la scoperta di Ninive: “Hai appreso questo sui libri, per magia o attraverso i profeti? Parla, o bey! Dimmi il segreto della sapienza!”. Sapienza, sì, nell’ingenuità dello sceicco, la sapienza sta, anche, e forse soprattutto nella propria Storia. Orbene, se fosse questo il vero intento che tutti noi dovremmo cercare e raggiungere?

Un archeologo e uno storico difficilmente accetteranno, nella loro vita, il ruolo reciproco, che invece, almeno per la Storia Antica, ricoprono l’uno per l’altro. La verità è che difficilmente uno raggiungerà la Verità indipendentemente dall’altro. Gli Annales di Tacito cosa sarebbero senza i rinvenimenti archeologici che ne danno conferma? Avrebbe senso l’intervento di Claudio al Senato romano, per allargare la cittadinanza alla Gallia transalpina, senza la scoperta della tavola di Lione (o Tavola Claudiana, appunto!). Lo dubito. Da storico, ancora alle prime armi, mi sento ancora carico del desiderio di mettere in discussione tutto quello che mi viene dato dai libri di scuola. Non c’è conoscenza senza critica, non c’è valore archeologico senza crollo delle certezze. Ogni muro, ogni soglia, ogni pozzo, ogni anfora, possono mettere in discussione quello che una biblioteca chiude dentro le sue porte. Esiste una sola certezza, la mancanza di una vera è propria Verità assoluta. Lo storico, e con lui l’archeologo, devono imparare a essere di reciproco aiuto, con i loro limiti, e i loro punti di forza, solo così potremmo avvicinarci ad una certezza. Abbiamo bisogno della solidità del lavoro congiunto per poterci affermare come scienze.

Vale la pena ricordare le parole di Bloch: “L’incompiuto, se tende eternamente a superarsi, esercita su ogni spirito un po’ ardente una seduzione pari a quello della più perfetta riuscita.”. L’apologia, il suo manuale per il mestiere di storico, vale la pena ricordarci che forse le verità non stanno racchiuse nell’ultima pagina del libro che leggeremo domani, ma che forse, la Verità, quella vera, l’abbiamo già trovata nel percorso di ricerca.

Un’invocazione: ardete, siate fiamme vive, affamate di verità, ravvivate da ogni informazione, da ogni scienza, da ogni ricerca. Ardete, ardiamo.

 

Nell’immagine: Ponte del Diavolo, Vulci, settembre 2011, costruzione romana.

 

Davide Ricci

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